La moschea, la chiesa e il parco. L’Inghilterra vista dal treno.

Oggi sono in viaggio verso Leeds e ho avuto la fortuna di beccarmi un posto in Quiet Coach, di fianco a me nessuno e un finestrino tutto per me, per ammirare la meravigliosa campagna inglese.

Ragazzi, io ve lo devo dire e ve lo ripeterò fino allo sfinimento: l’Inghilterra a livello storico, paesaggistico e culturale è un paese meraviglioso e non ha nulla da invidiare ad altri paesi europei (a parte l’Italia, mi spiace ma tutti hanno da invidiare quello che abbiamo noi).

Nonsololondra, nonsolocastelli, ma anche singoli e sereni paeselli tutti in mattone, con una bella chiesetta nel mezzo e le colline verdi verdissime tutte attorno.

In questo breve viaggio di due ore mentre mi diletto a guardare i loro campi e tutte le sfumature di verde (visto che siamo in tema da qualche giorno visto che ho guardato quelloschifodifilmingrigio) mi rendo conto che quasi in ogni paese abbastanza grande vi è la bellissima sagoma di una moschea.

La moschea, esattamente in mezzo al paese, con tanto di minareto, cupola e di una piccola luna dorata in cima. Qualche secondo dopo noto una forma a me più familiare, quella di una chiesa. Ma non una chiesa nostra, ma una chiesa “all’inglese”, con tanto di mattoncini scuri, quasi tetri, e bandierina in cima, sembra quasi un castello.

E ad un certo punto mi rendo conto che vorrei questo per l’Italia: vorrei tornare un giorno tra vent’anni e poter vedere stando seduta sul treno lo stesso spettacolo di varie culture conviventi pacificamente. Ok, come tutti i cugini e parenti voi di diverse religioni potreste anche avere delle divergenze su come vedete la vita, ma siete tutti parte di un unico mondo. Semplicemente lo vedete in modo diverso.

Quindi ci siete voi cristiani con la vostra chiesa, voi musulmanti col bel minareto e lunetta in cima, e poi c’è il parco dove noi atei possiamo sdraiarci con la nostra bella salvietta e ammirare il miracolo della natura su di noi.

Qui in UK devo dire che tutti convivono molto bene, anche se gli stessi inglesi lo negano. Il mio lavoro alla Warner mi ha permesso di incontrare un sacco di inglesi e ho parlato tanto con loro di questo. Ci sono quelli, anche dei miei stessi colleghi, che mi hanno detto “torna a casa che stai rubando lavoro agli inglesi”, ci sono quelli che dicono “integrazione?Ma dove, non siamo mica bravi in questo”, ah tesoro, vieni in Italia e poi ne riparliamo…

…e poi c’è quella cara signora di circa 60 anni con la quale stavo parlando qualche giorno fa.

“Signora, ve lo ripeto: voi inglesi siete bravi in fatto di integrazione, ma non capisco una cosa…come lo si riconosce un inglese ora che ne avete di più tipi?” le chiedo nel bel mezzo di una ricca discussione sull’argomento stranieri.

“Beh cara Maria, essere inglese ormai non è più uno status fisico. Non siamo più solo bianchi, biondi e occhi chiari. Essere inglesi è uno stile di vita. È una attitudine lavorativa. È un saperci fare imprenditoriale. È il rispetto a volte anche ottuso delle regole. È l’ordine ed è l’ubriacatura pesante. È un accento. È questo il modo che abbiamo per farci riconoscere e ne andiamo fieri.”

E fa bene ad andarne fiera signora.

Ecco un giorno vorrei l’Italia così.

Oggigiorno io riconosco gli italiani a vista d’occhio per i vestiti e per il viso, tipico italiano.

Un giorno spero che “l’essere italiano” diventi uno stile di vita di cui andare fieri e da mostrare con orgoglio in tutto il mondo.

Perché è inutile vantarsi che siamo ancora più o meno una “razza pura” facilmente riconoscibile da tratti fisici specifici, se poi quando andiamo all’estero esportiamo maleducazione, ignoranza e si anche un po’ di razzismo.

Un giorno noi italiani saremo riconoscibili dal nostro modo di fare, dai nostri sorrisi facili, dalla nostra amicizia semplice, dal nostro rispetto per le regole ma in maniera meno ottusa e più flessibile rispetto agli inglesi, e dalla nostra gioia di vivere e viaggiare.

Siamo grandi ragazzi, siamo un grande popolo, e spero un giorno di ritornare in Italia e sul treno vedere la nostra bellissima campagna e le nostre colline (o nel mio caso personale, la distesa piatta della pianura padana) interrotte dalla sagoma della moschea con il suo bel minareto e la lunetta d’oro, e poco più in là una bellissima chiesa.

E qualche metro più giù, quel parco, dove noi atei possiamo sdraiarci con le nostre comode salviette, e ammirare il cielo, il sole, e tutto quello che madre di natura squisitamente biologica ci ha dato.

Un bacio,

la vostra Gogo Itinerante.

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