Confusi&Felici: Ovvero, le tipologie dei clienti in base alla nazionalità. (e non alla canzone di Carmen Consoli)

Ciao a tutti,

nel lavoro che svolgo in questo momento sono customer service and hostess per una casa di produzione internazionale e devo dire che ho la grande opportunità di incontrare clienti da tutto il mondo, davvero

TUTTO

IL

MONDO.

O.O

è una meravigliosa esperienza che mi arricchisce di giorno in giorno, ed è da due settimane buone che sto pensando a scrivere un articolo su quello che penso sulle varie tipologie di clienti in base alla loro nazionalità.

Premetto che i miei sono solo umili pensieri e modeste opinioni che scrivo sul mio blog giusto per svago e per rendervi un po’ partecipi di cosa significa avere a che fare con una clientela internazionale. Vi prego quindi di non prendere tutto alla lettera e di gustarvi la lettura 🙂

Allora, io a lavoro ogni santo giorno incontro più o meno una trentina di nazionalità diverse. Pur menzionando il fatto che ognuno ha delle caratteristiche uniche, posso raggruppare e commentare i “customers” nelle seguenti nazionalità:

– Inglesi.

Ah, gli inglesi. Belli di mamma. Dove lavoro io sono la maggior parte (graziearcazz vivo in UK) e la loro lingua è quella che parlo di più a lavoro (mmmavà?). Gli inglesi sono un po’ un miscuglio strano, e soprattutto sono pieni di contraddizioni. Sono gentili fino all’assurdo, per poi diventare sgarbati e arroganti come pochi. Faccio fatica a comprenderli a volte. Quello che mi limito a fare è essere sempre terribilimente molto molto molto molto gentile e discretamente distaccata. Da quello che ho notato agli inglesi non piace la cozza che si attacca a loro e inizia a parlare, hanno bisogno dei loro spazi sia temporali che fisici. Ho anche notato che sono abituati ad una parlata lenta, e devi spiegare loro tutto per bene, per filo e per segno. Se salti una virgola te lo dicono, e non capiscono. Se vai troppo veloce non capiscono. Preferiscono una spiegazione molto precisa e puntigliosa, con tutti i pro e i contro. Hanno la pazienza di star lì ad ascoltarti il più delle volte, ma quando non hanno tempo non fanno tanti complimenti e partono spediti senza nemmeno dirti “yessa”. Puntigliosissimi… e ci tengono all’ordine in cui devono essere eseguiti gli ordini. La priorità è la loro vita.

– Francesi.

Forse da italiana sono UN PO’ di parte. Ma loro sono veramente incredibili. Loro rappresentano la seconda grande fetta di clienti a lavoro, e io sono un po’ una stalker in quanto adoro parlare in francese e li cerco e a volte mi forzo un po’ nel parlare con loro. Di conseguenza a volte capita che siano un po’ infastiditi da me, ma vabbè: voglio migliorare il francese quindi parlo e me ne sbatto.
I francesi ODIANO LE CODE. Non ce la possono veramente fare. Loro non cercano di saltarle, oh no, loro non la vogliono proprio vedere. Una delle domande più comuni da parte dei clienti francesi è : come mai c’è la coda? ma quanto dura? Quando finisce? Ma cosa c’è poi? mmmmmm.
XD
Ci tengono tanto a parlare nella loro lingua madre, e questo può farmi solo piacere, in quanto la globalizzazione uccide lavori dove IO servo 😛 meno inglese sanno e meglio è per me.
I francesi comprano sempre le guide nella loro lingua, vogliono sapere tutto a fondo, non vogliono perdersi una virgola, e spendono anche un capitale per comprare a tutta la famiglia cinquantasette audioguide tradotte in francese. I francesi ridono poco O.o in un posto dove in molti lo fanno. Sono un po’ crucciati, forse sarà il viaggio in bus di mille ore dalla Francia, non so.

– Italiani.

Gli italiani sono un po’ strani. Ci sono alcuni che appena ti sentono parlare italiano gli si illuminano gli occhi e ringraziano il cielo di averti incontrata. Altri appena sentono il tuo italiano SCAPPANO a gambe levate. Sarà che vogliono imparare l’inglese. MALE MALE MALE altrimenti come diavolo campo io?
Gli italiani non comprano una mazza di audioguida. Vanno, si buttano nella mischia dell’esperienza anche senza sapere una mazza di quello che le guide inglesi stanno dicendo. Non si lamentano per le file, non ho li ho mai visti tentare di saltare una fila (cosa che invece qualche inglese ha provato eh..). Stanno lì belli quieti ad aspettare il loro turno. E PARLANO.
PARLANO PARLANO PARLANO PARLANO TRA LORO CON LORO PER LORO CON TE PER LORO E COSI VIA.
A me fa piacere, non lo nego, una bella chiacchierata a lavoro nella mia madre lingua mi rallegra qualche minuto della giornata. Gli italiani si fanno domande, tantissime, probabilmente le stesse dei francesi, ma il punto è che non le chiedono. Piuttosto vanno in giro partendo dalla fine e facendo il percorso a ritroso, ma non ti chiederanno mai se stanno andando bene.

– Spagnoli e popoli che parlano la lingua spagnola.

Di spagnoli non ne abbiamo moltissimi… Prendono partono corrono e vanno. Velocissimi. Super efficientissimi. FELICISSIMI. Non li ho mai sentiti lamentarsi per qualcosa. Nemmeno loro comprano spesso le audioguide. Chissà perchè. il 98% di loro non sa una parola di inglese, e da noi non c’è nessuno che parla spagnolo quindi chiamano sempre me e inizio il discorso con un: allora, non sono spagnola, sono italiana, io vi parlo in italiano lentamente, voi mi parlate in spagnolo lentamente e ci capiamo.
Loro fanno un bel sorriso, e ci capiamo. 🙂 Belli di mamma pure loro dai. Loro sono al primo posto per quanto riguarda i ragazzi che ci hanno provato con me. Vallo a capire. Molto goliardici: mi ricordo ancora un gruppetto di amici e amiche dal Perù… che allegria ragazzi! Bravi! Così si viaggia!!!

– Brasiliani.

Poveri brasileiri, loro l’audioguida non la possono comprare in quanto non l’abbiamo in lingua portoghese. Uno scandalo? Si, ma sono scelte di marketing, checcivuoifare. Gentili ma spesso mal disposti (sarà che non ci capiscono una mazza e non hanno nemmeno l’audioguida?) e un pochetto scontrosi. No. Scontrosi sono i portoghesi. Loro sono….nervosi. Sarà il freddo? Il viaggio di mille ore?
Anche loro hanno dei comportamenti un po’ contrastanti: a volte ho trovato brasileiri estremamente cordiali e che arrivavano pure ad abbracciarmi dopo la risoluzione di un problema, altri che era già tanto un cenno con la testa. BOOOOOOH.

– Giapponesi.

I MIEI PREFERITI. *_*
Oh giappi giappi giappi quanto amor che ho per voi perchè non viaggiate di più?
IO LI AMO
PERDUTAMENTE.
Loro sono veloci, efficientissimi, hanno la loro schedule, non fanno domande, non vogliono parlare, vanno dritti al motivo della loro visita e stanno poi nel negozio per ore ed ore ed ore ed ore. Tutto bello, luccicante, amorevole, fino a quando un ostacolo non si pone tra loro e il loro obiettivo. In quel momento vanno nel pallone

PUFF

scoppia la bolla di sapone che era dentro alla campana di vetro che era dentro ad una nuvoletta nel bel mezzo del cielo sereno che improvvisamente si è rabbuiato. Perdono la bussola ragazzi. E il 90% di loro non sa l’inglese, quindi ciao, non se ne esce più. Quando cerco di parlare loro in giapponese rimangono ancora più interdetti di prima: eh?Oh? O.O EH!??!?!
Tu? Parli giapponese? Da quando? Perchè? Come diavolo l’hai imparato?
RIMANGONO SCONVOLTI E FELICI. Un po’ come la canzone di Carmen Consoli. CONFUSI E FELICI.
Tirarli fuori dai guai del customer service è più diffcile di far entrare un elefante in un pagliaio. Oppure era la cruna di un cammello. O un ago in una cristalleria.
COMUNQUE SIA. Sono particolari.
MA SONO ADORABILI. NON SI PUO NON AMARLI. Il rispetto per le regole, come si vergognano da morire quando capiscono che non le hanno rispettate (un puro incidente che non si ripeterà mai più) o che hanno sbagliato. Diventano rossi rossi rossi rossi, amori miei, li vorrei abbracciare ogni volta e dire loro che andrà tutto bene. E dopo la risoluzione ti ringraziano fino allo sfinimento.

BELLI DEL CUORE MIO. Vi lovvo.

Per tutti gli altri ho dei piccoli aneddoti… gli americani, sempre belli e sorridenti, pronti a fare domande e a sorridere alle risposte, a ridere alle domande, a toccarti il braccio e dire: brava. E i loro accenti? Così variegati?
 Where do u come from? BOOOAAASTON. 

Ti metti a ridere solo a sentirti, li adoro.

Per quanto riguarda il primato delle lacrime facili ce l’hanno le persone che arrivano dal Singapore. Perchè? non so. Ma piangono spesso se capiscono di non aver prenotato,di essere arrivati il giorno sbagliato, di aver fatto un madornale errore. Ragazzi, calmiamoci, siamo in uno studios, qui tutto è risolvibile con volontà sorrisi e una camminata di circa 20 minuti (la mia, a risolvere il casino).

Neozelandesi: estremamente gentili e pronti al complimento.

Canadesi: lo stesso. XD

Cinesi: non lo so O.O loro non parlano. Provi ad approcciarli e scappano. Meglio lasciarli da soli, si sentono più a loro agio così e finchè non appiccano il fuoco a me va bene.

Arabi in generale: sospettosi… di che non so, visto che siamo un posto da sogno. Una marea di bambini. Un po’ polemici. Non chiedono mai una mano a risolvere il problema ma quando te lo espongono glielo devi risolvere immediatamente. E io son lì per quello. 😉

beh, spero di essere stata di sicuro non esaustiva ma almeno interessante da leggere.

Buonanotte

la vostra

Gogo Internazionale.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *